Pensieri e Istantanee di Francesco Mancini

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NEWS N.44 Gabriele Di Falco: La Montagna nel Cuore

19 OTTOBRE 2019  –  CON LA MODESTIA DELL’ALPINISTA GABRIELE DI FALCO SULLA MAJELLA PER L’ANELLO DEL MONTE ROTELLA DAL BOSCO DI SANT’ANTONIO - Percorsi Km 15 per dislivello complessivo salita 900m – 

Ci sono Anime dell’Appennino ancora più straordinarie da scoprire.

 

Oggi ho avuto l’onore di incontrare un grande alpinista che, con la modestia che lo contraddistingue, ha voluto conoscermi.

Da molti mesi cercavamo di trovare una data e una salita che potesse corrispondere alle esigenze di entrambi.

Gabriele Di Falco è l’esempio di come la stessa montagna possa dare un senso alla vita di un uomo.

Nel 2003 un grave malore gli provocò un serio incidente sulla parete che stava scalando.

Si fermò per 2 anni a livello escursionistico e per 6 anni a livello alpinistico.

Una carriera iniziata a soli 11 anni e con il Monte Bianco già a 21 anni.

Dal 1982 al 1997 nel Soccorso Alpino del CAI di PENNE per un vero patrimonio di conoscenza alpinistica e escursionistica che nonostante una invalidità del 50 % continua a scalare montagne spinto dalla forza che viene dal cuore.

Un mio itinerario sulla Cima scelta da Gabriele affinché la mia firma potesse arricchire il Suo libro di Cime Appenniniche.

Grazie Gabriele Di Falco per avermi scelto avendo compreso il vero significato sul Progetto del Club 2000m come stimolo per ricominciare con una nuova consapevolezza rappresentata dall’amicizia e dalla trasmissione del proprio sapere appenninico.

Tutti dovrebbero conoscere Di Falco !!!

Bosco di Sant’Antonio di Pescocostanzo (AQ) 1300m, Masseria Calabrese 1321m, Valle Rucchianico 1467m, Costa del Monte 1580m, Cima di Pietra Maggiore 1600m, Il Terminone 1689m, Cresta di Pietra Maggiore 1780m, 1890m, 1950m, 2034m, Cima del Monte Rotella 2129m, Cresta 1950m, Canalone di Serra Carrata 1800m, Pratoni della Volpe 1500m, Zona delle Belle 1500m, Masseria Mannella 1310m, Fonte Fredda 1300m, Lo Chalet della Difesa 1299m

Era l’11 Luglio del 2019 e trovo fra i vari messaggi che arrivano su questo Blog un pensiero di Gabriele DI FALCO.

Si presenta raccontandomi in breve la sua storia ma soprattutto lasciandomi con questa frase: “ Mi mancano solo 10 salite per arrivare a 261 Cime e siccome in montagna non si bleffa io voglio andare al Pizzone fermandomi però dove iniziano i pini mughi.

Vorrei chiedere se il Club 2000m mi omologa la salita nonostante la mia particolare situazione fisica altrimenti dovrò rinunciare al titolo di Grandissimo Appenninista “.

Già da queste poche parole capii la bellezza e la serietà di questa persona che non conoscevo né di persona né di fama perché Gabriele Di Falco non ha voluto aderire al mondo dei social e chi mi legge sa perfettamente che oggigiorno purtroppo è un modo comunicativo quasi obbligatorio.

Ovviamente la mia curiosità è immediata tanto da chiamarlo subito al telefono avendo così la conferma, anche solo di viva voce, del grande spessore montanaro che aveva vissuto.

La sua modestia è tale da definirsi un “ Alpinista della Domenica  “ nonostante abbia una storia sui monti lunga 50 anni.

Gabriele ha avuto nei confronti della roccia un approccio non meramente sportivo, ma culturale, introspettivo e contemplativo.

 “ Nato a Loreto Aprutino poco più di 60 anni fa, in un paese dell’entroterra pescarese a metà strada tra il mare e le vette d’Abruzzo.

L’assenza di una qualsivoglia tradizione alpinistica tra i miei concittadini era legata al fatto che la cultura dominante voleva, e vuole ancora, che la pratica della montagna e dell’alpinismo siano da sempre teatro in cui disgrazie e sventure siano gli unici protagonisti.

Solo ultimamente con la nascita di una locale sezione del CAI la mentalità ha iniziato un po’ a cambiare.

Tra l’altro all’epoca il mezzo di trasporto automobile era un lusso che solo pochi potevano permettersi, e a tal motivo i monti si allontanavano ancor di più.

Per tre lustri, tra la metà degli anni ’60 e la fine anni ‘70, nella stagione estiva c’era un servizio di autobus che univa Pescara a Fonte Vetica (Campo Imperatore), con fermata intermedia a Rigopiano.

In quel periodo è nata la mia voglia per la montagna complice mio padre, un reduce Alpino della Seconda Guerra Mondiale.

Come battesimo, infatti, il Papà mi portò all’età di undici anni ad ammirare il Dente del Lupo, un campanile di roccia situato di fronte alla parete nord del Monte Camicia, che ultimamente ho arrampicato in sua memoria.

L’attività vera e propria l’ho iniziata durante un campeggio nel periodo della scuola media.

Durante quel soggiorno in località Rigopiano, effettuavamo escursioni sui monti limitrofi (Coppe, Siella, Tremoggia e San Vito), percorrendo senza l’ausilio di carte topografiche sentieri a malapena segnati con vernice rossa dal CAI di Penne “.

Da piccolo uno dei suoi ricordi più belli già sul Monte Camicia del Gran Sasso D’italia insieme al grande amico di cordata Daniele Perilli oggi addirittura Presidente del Soccorso Alpino Regione Abruzzo

A soli 21 anni Gabrile Di Falco effettuò la traversata del Monte Bianco salendo per la via normale italiana, proseguendo per il Mont Maudit e il Mont Blanc du Tucul, per scendere poi al Refuge du Midi.

La Via Kuffner, lo Sperone della Brenva, la Cresta di Rochefort in giovane età  sempre sul Monte Bianco, furono le salite fatte in totale autonomia quando quarant’anni fa erano salite riservate all’élite dell’alpinismo tanto da ricevere i complimenti di Bonatti incontrato durante una conferenza a Pescara.

Sempre in giovane età il Gravone in inverno in meno di cinque ore con partenza e arrivo a Rigopiano oppure Le Spalle del Corno Piccolo e il Paretone ambienti sconosciuti ai più.

La Direttissima al Corno Grande a soli 12 anni, l’iscrizione al CAI di Penne a 16 anni, i Corsi di Roccia organizzati dal CAI di Chieti, la frequenza assidua con i rocciatori Antonio Crocetta e Luciano Gelsumino.

La sua storia su roccia con gli stage organizzati da Lino D’Angelo e le arrampicate con Fulvio Scozzese e Antonio D’Arcangelo e gli allenamenti sulle vie il Vecchiaccio, Aquilotti ‘74 ed Aquilotti ‘75.

Con Daniele Perilli conobbe in Val D’Aosta Tiziano Cantalamessa che gli ha dato la consapevolezza di alzare sempre di più il suo livello così da arrivare alla ED (Estremamente difficile) realizzando una delle prime ripetizioni della Via Ungoliant al secondo Pilastro d’Intermesoli e con la ripetizione di alcune vie ai Pilastri in tempi strettissimi, fra le quali la Diretta al Terzo Pilastro partendo con la prima corsa della funivia dai Prati di Tivo e scendendo con la stessa nel pomeriggio.

Gabriele Di Falco tuttavia non si ferma alla sola roccia iniziando a metà degli Anni 80 lo scialpinismo sul Gran Sasso, sulla Majella, sui Sibillini con tappe sulle Alpi Bernesi concatenando quattro tappe della Chamonix-Zermatt e due del Giro del Cervino in una settimana.

Con gli amici Fulvio Scozzese e Giorgio D’urbano e la prima Guida “ Invito alla palestre di roccia “ quelle falesie per poi salire da secondo di cordata le vie più difficili, intese in quegli anni, del Gran Sasso (via Maria Grazia Mondanelli alla Seconda Spalla del Corno Piccolo, Ichosaedro alla Prima Spalla, Zaratustra e Stefano Tribioli alla Prima Spalla del Corno Piccolo).

Con Antonio D’Arcangelo e Bernardo Petrucci per un decennio ha “ battuto ” il Gran Sasso percorrendo tutte le classiche di TD e TD+ fino a salire in Sardegna l’Aguglia di Goloritze per la famosa via Sinfonia dei Mulini al Vento dei fuoriclasse Manolo e Gogna.

Poi nell’Anno 2003 accade l’imponderabile.

Sulla parete Est della Vetta Occidentale del Corno Grande, nel primo tiro di corda della via SUCAI, a causa di un grave malore, Gabriele vola giù.

Per questo motivo non solo fu costretto ad una riabilitazione legata a quel cuore che ha ceduto per un attimo ma anche a quella riabilitazione fisica per cercare di riportare a posto le fratture che comunque gli hanno lasciato una menomazione fisica del cinquanta per cento.

La Famiglia con la moglie e la figlia non solo gli sono stati vicino nel lungo calvario affrontato ma addirittura lo esortano a riprendere sapendo che la montagna è la sua vita.

Grazie al Club 2000m Gabriele Di Falco, con la compagnia di Silvio Maresca e pochissimi altri, trova lo stimolo per ricominciare a vivere la montagna con l’obiettivo di salire TUTTE le 261 Cime di TUTTO l’Appennino Italiano da quello Tosco-Emiliano a quello Calabro-Lucano.

E con le amiche Guide Alpine Andrea Di Donato e Leantro Giannangeli insieme ad Attilio Santucci sta completando l’idea di scalare e chiudere TUTTE le strutture rocciose del Gran Sasso D’Italia.

Queste sono le tante storie di cui sono pervasi gli Appennini.

A chi critica aprioristicamente il significato del Progetto del Club 2000m vorrei che riflettesse in profondità dopo aver letto questa meravigliosa storia di vita e di montagna.

Sono onorato che Gabriele da tempo Socio del CAI di Pescara mi abbia scelto per salire la Cima del Monte Rotella perché dimostra il nostro pensiero comune dove non conta “ collezionare le Cime “ ma viverle con le incredibili anime che le frequentano.

Le capacità di una persona in montagna si vedono anche da come la stessa è capace di trovare un sentiero senza averlo mai percorso come ha fatto Gabriele nonostante io lo avessi studiato con attenzione nei giorni precedenti ed avessi anche l’ausilio tecnologico.

Una ascesa iniziata la mattina presto e finita la sera condensata da una estrema sincerità su argomenti anche di natura strettamente personale che caratterizza 2 persone come se si fossero conosciute da sempre.

Dal mio punto di vista personale mi ha colpito molto anche il lato religioso di Gabriele di cui non abbiamo parlato ma che ho visto nei piccoli e nascosti gesti che ha compiuto.

Vedere la mia firma insieme a quelle di coloro che sono saliti in montagna con Gabriele in tutti questi anni nel libro “ I 2000 dell’Appennino “ ha un profondo significato.

Grazie Gabriele Di Falco per avermi scelto avendo compreso il vero significato sul Progetto del Club 2000m come stimolo per ricominciare con una nuova consapevolezza rappresentata dall’amicizia e dalla trasmissione del proprio sapere appenninico.

Quel Cuore che lo aveva tradito è il Cuore che gli ha dato la forza per ricominciare.

Tutti dovrebbero conoscere Di Falco !!!

“ In Montagna non si bleffa  !!!  “

 

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