Da Morino per il solitario e duro anello del Monte Crepacuore fra gli Ernici e i Cantari con l'Eremo del Cauto

17 SETTEMBRE 2026 – DA MORINO PER IL SOLITARIO E DURO ANELLO DEL MONTE CREPACUORE FRA GLI ERNICI E I CANTARI CON L’EREMO DEL CAUTO – Percorsi Km 20 per Dislivello complessivo 1480 metri - GAEE Guida Ambientale Esc. Esp. FIPTES - C.D. CAI Isernia – C.D. Club 2000m – AEV FederTrek - Fondatore REBELTREK – DdE CAI Isernia – Istruttore Trekking CSEN/CONI - Doveunsognoéancoralibero…alla scoperta delle Anime d’Appennino - www.EsplorandoX.it www.Fiptes.it www.Club2000m.it www.Cai.Isernia.it –
Ascesa LAST MINUTE. Erano mesi che volevo ritornare dopo 15 anni su questa cima da Morino versante opposto rispetto a Campo Catino.
L’ultima volta era stato il 12 Febbraio 2011 mentre la prima volta risaliamo addirittura al 2 Novembre del 2003.
Uscita che ho voluto fortemente realizzare nonostante la prevista instabilità pomeridiana che infatti puntualmente è arrivata fortemente intorno alle 16.30.
Uscita molto selvaggia sia perché i sentieri in molti punti si perdono totalmente a causa di tanti alberi quasi secolari che sono caduti oltre che ad una segnaletica in quota molto carente.
I Monti Càntari sono una catena montuosa appartenente all'Appennino centrale, sita al confine fra Lazio ed Abruzzo, a cavallo fra le fra le province di Frosinone e dell'Aquila.
La vetta più elevata è il Monte Viglio, che raggiunge i 2156m.
Sono limitati a nord e ad est dalla Val Roveto, a sud-est dai vicini Monti Ernici, a sud dalla Ciociaria, ad ovest dalla Val Granara e dal territorio di Filettino e a nord-ovest dal valico della Serra S. Antonio e i Monti Simbruini.
Sono un'area protetta all'interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini.
Nel contesto montuoso che va sotto il nome di Monti Simbruini-Ernici, costituito tipicamente da catene sviluppate da nord ovest a sud est, prima con le costiere boscose dei Monti Simbruini, poi con le creste aeree dei Monti Ernici, i Monti Càntari, con il loro orientamento nord-sud, rappresentano una soluzione di continuità.
La catena ha una lunghezza molto limitata, estendendosi per poco più di dieci km dal comprensorio di Campo Staffi a quello di Campocatino e buona parte di questa estensione è occupata dal territorio del Monte Viglio.
Lo spartiacque ha inizio, a nord, al valico della Serra S. Antonio (1608 m); da qui la quota comincia progressivamente ad elevarsi.
A partire dalla Fonte della Moscosa si delineano nettamente le propaggini del Monte Piano (1838 m), quindi il susseguirsi delle cime dei Cantari (un complesso di vette senza nome: 1992 m, 2050 m, 2088 m, 2103 m), per culminare nella vetta del Monte Viglio (2156 m), preceduto dalla tozza mole del gendarme (2113 m).
Al di là (sud-sud ovest) di questo punto più elevato della catena, lo spartiacque comincia a perdere quota e, superata la bocchetta del Viglio (1936 m), un valico naturale fra la Val Granara e la Val Roveto scende alla cima del Monte Pratiglio (1884 m).
Interrotta dalla depressione della Valle del Pratiglio, la catena riprende quota e risale rapidamente fino ad elevarsi nella cima del Monte Femmina Morta (1720 m) e del Monte Crepacuore (1997 m), che da questo lato settentrionale risulta più ripido rispetto a come appare dal versante meridionale.
Il Crepacuore è considerato la cima terminale, verso sud, della catena; da qui, a partire dalle alture che circondano Campocatino, ha inizio la catena dei Monti Ernici propriamente detti.
Ovviamente in queste uscite è difficile incontrare Anime d’Appennino.
Come anche altri Trekker se non 2 persone che venivano dalla parte opposta proprio sulla Cima.
Per il resto deserto assoluto per ore, ore e ore se non dei Folletti nascosti al ritorno durante la battaglia in mezzo ai faggi e ai roccioni verdi pieni di muschio per trovare il sentiero.
Un quasi bagnetto nei pressi del campeggio di Zompo Lo Schioppo prima dei rovesci pomeridiani.
Da non perdere la visita all'eremo di Santa Maria del Caùto, detto anche eremo di Santa Maria del Pertuso a 1173m.
Il toponimo dialettale "Caùto" significa "cavo", mentre il termine "Pertuso" sta per "pertugio".
Entrambi indicano il luogo geograficamente impervio e caratterizzato da una gola stretta detta "Buco del Caùto" che mette in comunicazione l'area del romitorio con il valico della Salvastrella e il rifugio La Liscia a 1474.
Sin dall'alto Medioevo la zona era molto frequentata da eremiti, asceti, monaci benedettini di passaggio che cercavano la solitudine tra i boschi ubertosi degli appennini centrali.
Anche la conformazione geologica della regione, a prevalenza calcarea e di natura carsica, ricca di grotte ed anfratti, ha facilitato il formarsi di comunità ascetiche fornendo loro ripari naturali ed isolati; anche la ricchezza di acqua ha designato la zona come rifugio ideale per l'isolamento spirituale.
TERZO TEMPO a Morino durante il temporale con l’unica persona presente al paese.
La soddisfazione di essere riuscito a fare questo duro itinerario passando dai 45 ai 60 anni senza colpo ferire.
Alle prossime avventure del GAEE Esplorando X.
ITINERARIO: Campeggio Zompo Lo Schioppo vicino al Lago di Morino 630m, Piano Sacramento 750m, Deviazione sentiero a destra dopo la Madonnina 850m, Vallone di Femmina Morta 1150m, Rifugio Femmina Morta 1360m, Monte Femmina Morta 1720m, Monte Crepacuore 1997m, Peschio delle Plarelle 1923m, Valico della Selvastrella 1850m, Buco del Cauto, Eremo del Cauto 1140m, Buco del Cauto, Madonnina, Piano Sacramento.