7 aprile 2026

Solitaria ricognizione per il grande anello delle 4 cime sui Monti dell'Alta Valle dell'Aterno: Pizzo Barete, Monte Marine, Colle delle Pozze, il Pago

Solitaria ricognizione per il grande anello delle 4 cime sui Monti dell'Alta Valle dell'Aterno: Pizzo Barete, Monte Marine, Colle delle Pozze, il Pago

7 APRILE 2026 – SOLITARIA RICOGNIZIONE PER IL GRANDE ANELLO DELLE 4 CIME SUI MONTI DELL’ALTA VALLE DELL’ATERNO: PIZZO DI BARETE, MONTE MARINE, COLLE DELLE POZZE, IL PAGO – Percorsi Km 18 per D+ 1000m – C.D. CAI Isernia – C.D. Club 2000m – AEV FederTrek/REBELTREK – DdE CAI Isernia – Istruttore Trekking CSEN/CONI - Doveunsognoéancoralibero…alla scoperta delle Anime d’Appennino - www.EsplorandoX.it www.Club2000m.it www.Cai.Isernia.it –

Svariati anni addietro queste montagne vivevano in uno stato di abbandono per quanto concerne la sentieristica facendo riferimento ad una vecchissima cartina della Camera di Commercio con itinerari indicati ma inesistenti.

Con il lavoro di volontari della Associazione Orione di Pizzoli e poi con il CAI Alta Valle dell’Aterno oramai si è realizzata una rete di grande valore.

Accatastamento e opera sul campo di segnaletica orizzontale e verticale che ha saputo riportare alla luce itinerari anche di valore storico.

Colgo l’occasione per ringraziare RITA CECI, PAOLO GIOIA, ANTONIO PATTUGLIA, AMEDEO SABATINI e FRANCO CONTENTO insieme a tutta la Sezione per l’amore e la costanza dedicata a queste montagne.

Partire da casa per raggiungere le cime di questa zona morfologica non ha eguali.

Quelle vette che da bambino guardavo da basso infinitamente immense mai pensando che un giorno la mia passione di vita sarebbe stata così legata alla montagna tanto da diventarne un secondo lavoro (praticamente gratis).

Ho battuto in lungo e largo gli altipiani sopra al mio paese tuttavia mi mancavano 2 recentissimi sentieri: quello delle Coste di Rotte Giannella e la Via degli Antichi Pastori.

Per questo motivo ho studiato un itinerario che li collegasse entrambi e nel contempo mi permettesse di raggiungere di nuovo le 4 cime più alte che sovrastano gli abitati di Marruci, San Lorenzo, Pizzoli e Barete.

9 ore immerso nella bellezza incontaminata che in questa stagione assume contorni unici.

La meraviglia di ammirare a 360 gradi tutte le alte vette dell’Appennino italiano che brillavano di bianco è qualcosa di straordinario.

Majella, Velino-Sirente, Monte Calvo e Monte Giano, Terminillo, Sibillini, Laga, Gran Sasso tutte d’un fiato.

Una volpe scappa via poco prima di scoprire una antica piccola Croce che sbuca dalla coltre che in quota ancora mi faceva sprofondare fino alle ginocchia.

Mi avvicino a sul ferro arrugginito riesco a leggere con difficoltà queste parole: ROSA MAZZA M 31 MAGGIO 1928.

Con l’impegno di FREDERIC del CAI AVA si scopre che le informazioni storiche su questa persona sono legate a una tragica vicenda di cronaca avvenuta sul Gran Sasso nel Maggio del 1928.

“ Il caso è ricordato come una delle tragedie più toccanti dell'alpinismo abruzzese del primo Novecento.

Era una giovane donna di origini abruzzesi (spesso associata alla zona di L'Aquila o dei paesi limitrofi) che perse la vita durante un'escursione sul massiccio del Gran Sasso d'Italia.

L'incidente avvenne intorno al 21 maggio 1928 (alcune fonti citano i giorni immediatamente precedenti o successivi a causa della durata delle ricerche).

Rosa faceva parte di un gruppo di escursionisti.

Durante la salita o la discesa, la comitiva fu sorpresa da un improvviso e violento peggioramento delle condizioni meteorologiche, tipico della primavera in alta quota, con bufere di neve e nebbia fitta.

La giovane donna morì per assideramento (congelamento) dopo essersi smarrita o essere rimasta bloccata a causa della tempesta.

La difficoltà dei soccorsi dell'epoca, privi delle tecnologie moderne, rese impossibile il recupero tempestivo.

All'epoca, la morte di una giovane donna in montagna scosse profondamente l'opinione pubblica locale.

Rosa Mazza divenne quasi una figura simbolo del pericolo della montagna " traditrice " anche in tarda primavera.

In quegli anni l'escursionismo femminile era in crescita, ma l'attrezzatura e le conoscenze meteorologiche erano ancora rudimentali rispetto agli standard attuali.

Il 1928 fu un anno particolarmente duro per le cronache montane in Abruzzo ".

Ora resterà di scoprire perché fu messa una Croce proprio in quel punto e da chi ?

L’importanza di percorrere in solitaria le montagne senza un itinerario ben preciso ma vagabondando a sentimento, sapendo sempre dove andare, porta a scoprire realtà imprevedibili.

Accumuli eolici nevosi in quota mi aspettano nella parte del percorso con le 2 cime più alte che vanno oltre i 1500 metri.

Un sole quasi estivo mentre mi riposo sull’ultimo punto altimetrico raggiunto con il San Franco che sembra toccarsi con mano.

Inizia la discesa da quella che i locali chiamano il “ Cucuruzza “ calpestando un mare di neve che sembra inondare nel suo effetto ottico il mio paese.

L’antica Via dei Pastori è la chicca finale che mi porterà fino alla Chiesetta diruta e abbandonata della Croce sopra Sant’Antonio Abate.

Prima di varcare la soglia di casa mi fermo per un ottimo TERZO TEMPO al BAR MARRONARO.

Durante il viaggio di ritorno a Roma ripenso a quel verde unito al bianco su uno sfondo blu che come un dipinto creato apposta oggi ha illuminato un giorno della mia vita !!!

ITINERARIO: San Lorenzo di Marruci di Pizzoli 780m, Castello di Pizzoli de L’Aquila 800m, Sentiero Enrico Giorgi, Ferratine, Casetta Storica 862m, Sbarra Villa Re Alto, Sentiero delle Coste di Rotta Giannella 1100m, Croce di Picco Barete 1402m, Cresta sopra “ Rotte Gianella “, Rifugio Martinelli al Fosso del Buco 1420m, Cima del Monte Marine 1491m, Altipiani di Ajelli 1300m, Colle delle Pozze 1505m, il Pago 1520m, Fosso dell’Indice 1100m, Via degli Antichi Pastori 1000m, Chiesetta della Croce 834m, Castello di Pizzoli 800m, San Lorenzo 780m

← Torna a Le Mie Ascese