Pensieri e Istantanee di Francesco Mancini

... dove un sogno è ancora libero

Domenica, 27 Gennaio 2013 00:00

Solitaria Invernale su Monte Cambio

SOLITARIA SUI MONTI REATINI dal Rifugio Fontenova nella Vallonina (Alt.1432m) alla Vetta del Monte di Cambio (Alt.2081m)

 Da GPS percorsi su neve Km 13.2 


Il 27 Gennaio 2013 decido di salire sul Monte di Cambio dei Monti Reatini, Cima che mi manca attualmente sulla lista del Club 2000m. Non avrei mai intrapreso questa ascesa se non avessi aderito al Progetto del Club 2000m e la cosa è ancora più bella perché anche questa ascesa non l’avrei mai realizzata peraltro in solitaria e d’inverno.

La giornata è perfetta da un punto di vista meteo anche se l’alta pressione presente da più giorni ha portato la temperatura a meno 10 gradi già presso il Rifugio Fontenova a soli 1432m pensate oltre i 2000m.

Il viaggio è molto lungo anche perché in pieno inverno con molto freddo quindi con le strade ghiacciate ma il panorama che mi si presenta già sulla Salaria è fantastico in quanto aveva nevicato molto nei giorni passati ed avendo poi fatto molto freddo la neve era tutta rimasta.

Arrivato alle porte di Leonessa mi fermo a fare delle foto particolari perché il Sole dell’alba la stava appena illuminando poi mi addentro nella strada tutta a nord e ghiacciata e peraltro pulita poco e male che da Leonessa si porta all’interno della Valle fra il Cambio ed il Terminillo.

Ovviamente non trovo nessuno.

Come al solito la sentieristica presenta subito grossi problemi soprattutto d’inverno con la neve perché la stessa copre tutto.

Prima di tutto nessun cartello indicativo sulla strada per l’Hotel Mosè primo punto identificativo della strada giusta da percorrere.

Finalmente riesco a trovarlo e quindi passo alla ricerca del secondo Hotel da cercare chiamato San Giorgio importante perché proprio nei pressi di questo Hotel parte il cartello identificativo dell’accesso al sentiero.

Trovo varie villette e caseggiati ma nessuno con il nome Hotel San Giorgio.

Avevo già parcheggiato la macchina nei pressi di questa zona anche perché poi la strada principale che porta alla Sella di Leonessa era stata chiusa al traffico veicolare.

Insomma perdo molto tempo su e giù fra la strada secondaria e quella principale perdendo fra i 30 ed 45 minuti.

All’improvviso da lontano vedo che sta salendo una Jeep  con una persona che suppongo sia il gestore dell’Hotel Mosè.

Lo raggiungo ho conferma delle mie deduzioni ma con fare molto scortese e quasi scocciato mi da una mano nella identificazione del fabbricato che era L’Hotel San Giorgio da cui partiva il sentiero.

Trovo il punto di partenza all’interno del bosco ma la neve è subito alta tanto da dover mettere immediatamente le ciaspole.

Il sentiero parte decisamente in salita da subito e la neve è talmente alta che i segni sulle pietre non si vedono.

Fortunatamente quelli sugli alberi si vedono parzialmente e comunque il sentiero fra gli alberi comunque si intuisce.

Il problema sorge dopo la costruzione della raccolta dell’acqua. I segni sono scomparsi del tutto e la neve caduta sottovento è talmente tanta che non si intuisce neanche più il sentiero ipotetico.

Riesco a percepire che per continuare devo fare un traverso sotto a dei costoni molto verticali che proprio per questo hanno causato una recente piccola slavina che ha anche divelto degli alberi.

Non conoscendo il territorio, non avendo la traccia GPS, non vedendo neanche le montagne intorno a me non capisco proprio dove andare... tutti segni che potrebbero farmi rinunciare alla salita.

Tuttavia ricordando una relazione letta apposta recentemente su questo percorso decido di proseguire.

Trovo difficoltà nel passaggio sulla neve della slavina perché la neve è polverosa e neanche la piccozza mi regge bene sul traverso pendente da fare.

Vado comunque avanti lo stesso ma la mia perseveranza viene premiata.

Passato questo punto mi si apre all’improvviso una bella radura illuminata dal sole circondata da tante montagne motivo per cui capisco che finalmente posso orientarmi.

Con la piantina e la bussola capisco dove andare anche se ancora non so esattamente quale sia il Monte di Cambio in quanto sul quel versante sono molte le Montagne che si vedono tutte molto vicine come quota altimetrica al Monte di Cambio.

Devo fare molti giri che mi allungano il percorso per evitare valli potenzialmente pericolose per slavine improvvise che potrebbero cadere da sopra.

Su creste minori presto particolare attenzione per non camminare su camminamenti in realtà sul vuoto perché creati su cornici in punti particolarmente scoscesi.

Individuo finalmente il Cambio in lontananza grazie alla nitidezza del cielo che mi permette di vedere ciò che lo caratterizza: la Madonnina e la Croce che con il grande freddo sono completamente incrostate da ghiaccio e quindi ancora più visibili.

Nella parte finale del percorso sulla cresta che porta verso la Cima per sicurezza tolgo le ciaspole e monto i ramponi perché non sembra ma la cresta che porta sopra è abbastanza in pendenza non estrema ma sicuramente pericolosa.

Purtroppo mi si presenta un problema di natura tecnica.

Nel montaggio del rampone mi accorgo che sul tacco lo stesso non prende come dovrebbe e non si salda con lo scarpone.

Dopo ripetuti tentativi che mi fanno perdere molto tempo capisco che si era gonfiata la plastica esterna del rampone creando un dislivello non visibile se non al tatto che però crea questo problema.

Alla fine ci riesco a fissarlo ma se mi fossi trovato a montare il tutto in una situazione più difficile con un meteo diverso oppure con una pendenza maggiore ? La montagna è sempre così cerchi di prevedere quanto è possibile ma dietro l’angolo c’è sempre qualcosa.

Da questo punto in poi 1800m superato questo problema proseguo senza problemi arrivando finalmente in cima godendomi l’incredibile spettacolo che mi aspettavo.

Il Cielo è talmente limpido che secondo me riesco a distinguere sicuramente il Monte Amiata con il gruppo montuoso dell’Appennino Tosco-Emiliano sullo sfondo.

Trovare il sentiero per il ritorno è stato molto semplice rispetto ad altre occasioni in quanto essendo stato l’unico a passare con questa neve oggi ho seguito pedissequamente le mie orme. Tolgo i ramponi alla fine della parte più pendente e rimetto le ciaspole per ritornare fino all’attacco del sentiero dell’andata.

Vi ricordate il mio pensiero di prima sulle difficoltà da prevedere ? Eccone un'altra.

Arrivato a valle decido di togliermi anche le ciaspole.

Questa volta un laccetto che tiene le ciaspole attaccate al piede si è incastrato.

Non era solo il ghiaccio che impediva lo slacciamento ma proprio un difetto della plastica.

Perdo molto tempo peraltro in posizioni difficili perché le ciaspole per chi le ha usate sono strumenti utili ma anche molto antipatici soprattutto in questo frangenti.

Insomma al freddo e oramai tardi decido che l’unica cosa da fare è tagliare la plastica con il coltello che fortunatamente ho sempre dietro.

Peccato ma era l’ultima possibilità.

Anche questa volta è andata…alla prossima avventura !!! Percorsi Km 13,2  con andata di 4 ore e ritorno di 2 ore e mezzo.

Letto 304 volte Ultima modifica il Giovedì, 01 Giugno 2017 20:19