Pensieri e Istantanee di Francesco Mancini

... dove un sogno è ancora libero

Venerdì, 03 Agosto 2018 00:00

QUOTA 4228m Ore 7.30 con le lacrime di gioia per un grandissimo sogno realizzato...Punta Castore sul Monte Rosa

1-2-3 Agosto 2018...E FU QUOTA 4228m !!! PUNTA CASTORE DEL MONTE ROSA AL CONFINE SVIZZERO PER LE LACRIME DI GIOIA CON L'AMICIZIA DELLA GUIDA ALPINA Raffaello Toro E LO SKY RUNNER Sandro Ciccone realizzando una straordinaria esperienza di altissima quota fra acclimatamento e creste senza fiato per Km 16.5 con dislivello salita di 1543m 
Roma 0m, L'Aquila 800m, Val Grassoney La Trinite' Val d'Aosta 1637m, Seggiovia Stafal Gabiet 1825m - 2182m, Funivia Colle Bettaforca 2727m, Bettolina Inferiore 2906m, Bettolina Superiore 3131m, Cresta Attrezzata 3380m, Rifugio Quintino Sella 3585m, Ghiacciaio del Felik 3750m, Punta Felik 4088m, Colle Felik 4061m, Cresta Sud-Est, Anticima 4176m, Punta Castore 4228m.

Si arriva ad un punto della propria vita di montagna che gli orizzonti si vogliono allargare ancora di più.

Rispetto agli escursionisti e agli alpinisti normali chi, come il sottoscritto, decide di aderire al “ Progetto del Club 2000m “ raggiungendo TUTTE le cime fra i 2000 e i quasi 3000m del Gran Sasso d’Italia di TUTTO l’Appennino, dal Tosco-Emiliano al Calabro-Lucano, già soddisfa ampiamente questo insito desiderio.

Poi però scatta una ulteriore molla che è quella di alzare ulteriormente l’asticella per raggiungere quote più difficili.

Come dico sempre molti valenti alpinisti o professionisti della montagna sorrideranno dei miei scritti e sono certo che addirittura echi di risate ancora si sentono e si sentiranno nell’etere informatica dei social e su Internet.

Purtroppo molto spesso queste figure tanto più importanti e brave di noi “ comuni mortali “ perdono di vista il sentimento profondo che ci accomuna.

Non tutti sono nati a “ pane e montagna “, non tutti sono nati e vissuti sulle valli a ridosso delle cime, non tutti hanno le stesse capacità, anche genetiche, di adattamento alle difficoltà di salite più o meno alpinistiche.

Ma tutti, anche i più bravi, agli albori della loro esistenza ed esperienza di montagna hanno vissuto le sensazioni, le pulsazioni, l’entusiasmo, la volontà di crescere.

Pochi di questi, crescendo, mantengono questa purezza d’animo dimenticando che, anche loro, agli inizi del loro percorso di vita e di montagna, vivevano di queste emozioni intrise di piccoli grandi sogni.

Non è la salita in se per se quello che deve rimanere, ma saper cogliere e vivere l’emozione che la persona cerca di condividere con tutti quelli che vogliono, ma soprattutto hanno la sensibilità di saper cogliere, per viverla insieme in un unico comune denominatore rappresentato dalla montagna.

Non conta l’altezza della montagna, non conta dove è posizionata la montagna, non conta se era estate od inverno ma conta solo averla salita insieme nella spiritualità dell’emozione di aver realizzato un obiettivo tanto agognato ed ora raggiunto.

Durante il periodo innevato dell’anno 2017 decido di avviare un percorso alpinistico invernale con l’Associazione ALTA QUOTA di Roma finalizzato proprio per permettere una maggiore consapevolezza e abitudine, ma anche esperienza, nell’affrontare situazioni di montagna più difficili.

I canali del Viglio, del Terminillo, del Petroso, del Sirente, le creste più sottili di alcune montagne della zona del Velino fino al Moriggia-Acitelli del Corno Grande una grande palestra d’azione.

Approfitto per ringraziare Massimo Sala, Silvio Orazzini e Francesca Granieri che insieme ad Angelo Monti e Peter Demuro hanno cercato di trasmetterci la loro esperienza e la loro sicurezza.

Tutto finalizzato al raggiungimento di un 4000 meno difficile come il Gran Paradiso ma, come spesso accade, la contemporaneità di accadimenti di natura meteorologica, familiare e di lavoro ne hanno impedito la realizzazione. 

Quando un sogno viene spezzato si vive per cercare di realizzarlo.

La mente è volata per oltre 1 anno alla ricerca di quella quota, di quella esperienza... alla ricerca del proprio IO.

Un desiderio indomabile contro il quale combatti perché sai che per raggiungerlo dovrai lottare prima di tutto contro l’aspetto economico di una salita del genere.

Fra Andata e Ritorno sono 1700 Km di strada con i suoi difficili costi da sostenere fra benzina e autostrada nella difficile realtà economica che viviamo soprattutto per chi ha una famiglia.

E poi dormire almeno 2 notti se non 3 per i vari acclimatamenti.

E poi Colazioni, pranzi e cene insieme al Rifugio in quota.

Per non parlare del costo di una Guida Alpina necessaria, per chi va per la prima volta a quelle quote ed in quei luoghi, con tutti i costi da addebitarsi.

In Appennino oramai la Guida posso pure farla io: ma a Nord è diverso.

Tutto questo solo per raggiungere una quota, un sogno, la Tua Cima.

Bisogna quindi trovare una cordata con le Tue stesse esigenze, stessi problemi, la stessa tempistica cronologica, ma anche e soprattutto il Tuo modo di vivere la salita dove l’aspetto umano e spirituale si deve caratterizzare.

Però questa volta non voglio organizzare prima, oramai dopo l’anno precedente sono diventato superstizioso: e peraltro non lo dico più a nessuno.

Voglio arrivare lì sopra a sorpresa quando nessuno se lo aspetta.

Contatto alcune Guide dell’Appennino che conoscevo, non ho neanche una meta precisa su dove andare esattamente.

Voglio solo arrivare lì sopra.

Dove sia, non importa, basta che il mio Cuore possa battere oltre quella fatidica quota.

Il sentimento mi porta a chiamare una persona che non sa quanto mi sta a cuore sia per il modo di essere che per la Sua capacità a sentirmi come Francesca Mastromauro che è diventata addirittura un Accompagnatore di Media Montagna del Collegio Guide Alpine Abruzzo esempio di come la passione infinita possa arrivare in alto.

Guarda caso il Marito Raffaello Toro è anche Guida Alpina.

Così nasce tutto e tutto all’improvviso quasi all’ultimo.

Raffaello trova addirittura una persona che vive questa ascesa come me, con il mio stesso infinito desiderio di vivere una nuova esperienza nello stesso modo per arricchire prima di tutto se stesso come lo Sky-Runner Marsicano Sandro Ciccone.

La sua semplicità e tranquillità è stata fondamentale per calmare il mio profondo turbamento di una salita che andava al di là della salita.

Forse vivo la mia vita troppo in profondità ed è per questo motivo che soffro molto quando le persone mi feriscono.

Decido di non vedere nulla su quello che andrò a fare perché voglio che i miei occhi siano vergini su tanta bellezza oltre al fatto di non farmi condizionare da immagini che possano forse spaventarmi in merito ad una difficoltà tecnica superiore alle mie capacità.

So solo che il 9 Luglio era precipitato un alpinista sulla stessa cresta che devo raggiungere in barba a certi Alpinisti quelli che riducono le montagne sempre a qualcosa di facile.

E poi come avrebbe reagito il mio fisico all’altitudine ?

In merito all’allenamento e alle mie capacità non ho dubbi e timori ma sapendo che la mia cara amica Katy era stata costretta a scendere con l’elicottero l’anno precedente dallo stesso Rifugio Quintino Sella a 3600 metri a causa del Mal di Montagna certo non mi aiuta.

Il lunghissimo viaggio in auto all’andata non sembra così pesante come potevo pensare: anche se percorrere le lunghe curve della Val Grassoney al buio circondato già da altisssime Cime incupisce e un po’ incute timore.

Il Primo acclimatamento è a quota 1600 metri circa.

Poi il giorno dopo la salita prima con la cabinovia e poi con la seggiovia fino a quota 2727 metri.

Ti dà già una bella botta ma noi siamo abituati nonostante la velocità della salita.

Da quel punto Ti accorgi che l’Italia sta finendo dove Tu cercherai di raggiungere la Tua meta.

Come in un Flashback torno all’improvviso sui banchi di scuola quando da piccolo guardavo la cartina dell'talia appesa al muro con la  Val D’Aosta così lontana  e poi quel puntino chiamato Monte Rosa al confine della Svizzera.

Sta cominciando il sogno…il mio sogno che solo alcuni bambini di un certo tipo hanno vissuto.

Vedo il mio piccolo dito sulla cartina di scuola ed io che dico a me stesso un giorno anche io arriverò lì sopra.

Mi guardo intorno circondato da montagne sempre più grandi, sempre più innevate.

E le valli sempre più lontane ai confini del mondo.

Guglie rocciose di un colore particolare che Ti guardano dall’alto mentre maestose intorno le Vette più difficili e importanti lontanissime come il Bianco ed il Cervino sono a monito.

Sali prima su piccola sterrata, poi su sentiero erboso che man mano diventa più roccioso fino alla base delle lunghissima cresta che Ti porterà sulla quella Via attrezzata che poi svalicherà verso la prima meta di oggi del famoso Rifugio che prende il nome del fondatore del Club Alpino Italiano.

Proprio quel Club Alpino Italiano che 20 anni fa mi ha dato le basi della montagna, che mi ha dato quella sicurezza ad avvicinarmi a questo mondo che poi Ti trasforma e Ti cambia.

Grato al CAI ma anche al Club 2000m che dal 2011 ha permesso al sottoscritto di capire che non esistevano solo le stesse montagne ma l’Appennino era anche un altro, molto più lontano ma anche molto più bello e anche più difficile.

Non più essere portato in montagna tramite il CAI ma sei Tu che diventi l’Attore principale studiando e decidendo dove andare, come andare, con chi andare e anche se andare e continuare quando la situazione diventa complicata.

Il tratto attrezzato non breve è la prima avvisaglia di quello che poi sarà ed è giusto così perché il fisico e la mente si abituano con calma sia per l’ulteriore acclimatamento sia perché lì sopra troverai solo persone esperte che sono arrivate faticando e non come in un Luna Park tramite una cabinovia che ti porta.

Per la prima volta ho assaporato cosa significa la vera attesa.

Quante volte abbiamo aspettato ma qui è diverso.

Secondi, minuti, ore e ore che non passano mai verso quello che hai sempre sognato che adesso è sopra di Te circondato da enormi serracchi che sembra siano fermi ma pronti per travolgere il Tuo sogno.

La grandiosità di quelle montagne che sembrano immobili ma contemporaneamente anche in movimento.

Inizia a tirare il vento più fortemente mentre guardo in basso, lontano da dove sono venuto e penso a tutta questi 26 anni di montagna vissuta.

All’inizio per caso il 30 Luglio del 1992 in Austria sullo Seefelder Spitze a quota 2221m da solo verso quella Croce che non immaginavo mi poteva portare così lontano.

Poi il 18 Agosto del 1993 con la Direttissima al Corno Grande del Gran Sasso D’Italia, una sorta di iniziazione vera, grazie al compagno di una vita fra Liceo ed Università Pietro Negri.

All’inizio casualmente, poi poco, poi di più, poi costantemente, poi sempre, anche con la mente.

Le prime ombre della sera e le minacciose nuvole rendono sempre più spaventoso l’ambiente che mi circonda mentre un pò di nausea ma soprattutto il mal di testa si fa sempre più forte segno che il mio fisico sta soffrendo l’altitudine.

Oramai da giorni e giorni non dormivo e non mangiavo molto per un appuntamento che si avvicinava al quale non potevo mancare.

Come un innamorato sentivo nello stomaco, piano piano che si avvicinava il momento, lo stomaco con quelle che si chiamano “ le farfalle “.

L’attesa nella settimana precente era la stessa di quando mi sono Laureato in Legge: quello di uno degli eventi della propria vita.

La distrazione del dialogo con la simpaticissima e famosa Guida Alpina di Pont-Saint-Martin Matteo Calcamuggi, nei suoi divertenti racconti come Guida della cantante Arisa nella trasmissione televisiva Monte Bianco del 2017, hanno creato una bella parentesi.

Poi alle 21 la cuccetta schiacciato in basso nella piccolissima stanza da 8 persone, il buio totale, il silenzio profondo.

Fortunatamente il fortissimo mal di testa comincia a passare dopo la Tachipirina 1000 che non poteva che offrirmi il mio Compagno di Cordata Sandro Ciccone.

Non so quante pecore avrò contato quella sera mentre i minuti e le ore non passavano mai.

Girarsi e rigirarsi dentro il sacco letto in quella attesa ineluttabile e interminabile.

Avrò dormito 2 ore perché molto prima delle 3.50, momento della sveglia, sentivo i pesanti passi degli scarponi di coloro che partivano molto prima per effettuare altre ascese ancora più lunghe.

Il bagno fuori, in comune maschi e femmine, al freddo Ti sveglia come l'acqua sul viso in una mattina comune.

Via con tutta l’attrezzatura: bastoncini, ramponi, piccozza, ghette, casco, imbracatura, moschettoni, corda, frontale per la luce.

Alzo gli occhi verso la montagna e vedo tante piccole fiammelle come in processione elevarsi verso il cielo.

Erano gli alpinisti di prima, siamo noi dopo…

Si parte per il mio sogno.

L’inizio è facile tuttavia a quota 3800 circa senza motivo il mio cuore inizia a battere forte.

Una tachicardia improvvisa (io quasi tachicardico) immotivata ma sicuramente legata al passaggio che il mio fisico sentiva verso i 4000m.

Dura poco, probabilmente il tempo di assestamento, mentre l’alba sorge dietro al Lyskamm.

Attraversiamo il Ghiacciaio del Felik e poi la salita vera con un traverso di cresta non difficile verso quota 4000 oltrepassata al Colle del Felik.

Sembra fatta, sembra che Punta Castore sia lì dietro semplice come l’Appennino semplice.

Svalichiamo ma in realtà la cima è ancora lontana e soprattuto esposta con una cresta di cui Ti rendi conto solo quando ci sei sopra dove 2 scarponi uniti quasi non passano.

Di certo non torno più indietro e soprattutto dopo dovrò anche tornare.

Tutto l’investimento economico, familiare, personale deve trovare il suo scopo.

E’ fatta siamo arrivati.

Siamo i primi del 3 Agosto del 2018 alle ore 7.30.

Il Blu cobalto opposto ad un sole nascente è qualcosa che vedrai dal vivo solo oggi.

Ai miei occhi il Breithorn, il Cervino, il Gran Combin, il Lyskamm Occidentale e Orientale, Punta Dufur e Norden, Punta Gnifetti, Punta Parrot e la Piramide Vincent.

Con un messaggio di “ Benvenuto in Svizzera “ il Telefono mi ricorda dove sono.

Questa volta vorresti stare a quota 4228m per ore ma Raffaello Toro Ti cala subito nella realtà perché bisogna ripercorrere quella cresta ma stavolta anche con persone che vengono dalla parte opposta.

Ora sembra tutto più facile.

Chissà perché.

Il mio sorriso piano piano sta tornando.

Erano giorni che era nascosto nelle pieghe del mio volto causato dalla tensione di un obiettivo che la testa aveva da anni.

Si guarda tutto con occhi diversi ed è ancora più bello perché ce l’hai fatta.

Dentro al Rifugio Quintino Sella siamo solo Noi 3 e, seduto sulla panca di legno, c’è quella che si chiama “ Liberazione “ con un pianto di Gioia che commuove anche la nostra Guida Alpina Raffaello Toro emblema un pò per carattere e un pò per la figura che riveste, di decisione, di durezza e  di freddezza.

Nonostante ho vissuto 3 giorni consecutivi per 24 ore al giorno, anche di notte, con Raffaello Toro non sono riuscito a penetrare nel Suo animo io che invece, molti dicono, ho questa capacità.

Ora rimangono le foto con gli abbracci e la mia immancabile bandiera del Club 2000m che come Direttivo espongo per dire, ad alta voce a tutti gli Appenninisti che verrano dopo di me, che ne abbiamo fatta di strada girando e rigirando dal Tosco-Emiliano al Calabro-Lucano passando fra Lazio, Abruzzo, Marche, Molise e anche un pezzettino di Umbria anche in difficili condizioni invernali.

Ognuno ha il suo Everest…questo è stato il mio.

Vi lascio con le lacrime che stanno solcando le mia guance anche ora.

 

Per tutte le FOTO Vi invito a vedere questo VIDEO MUSICALE che ho realizzato.

Grazie per il tempo che mi avete dedicato.

http://www.esplorandox.it/video/item/1992-quota-4228m-punta-castore-del-monte-rosa-dove-un-sogno-e-ancora-libero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Letto 508 volte Ultima modifica il Giovedì, 30 Agosto 2018 16:31