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Sabato, 08 Febbraio 2014 00:00

Per non dimenticare Diana e Tamara : L'Innevato Gruppo del Morrone della Majella

UN GRANDE ANELLO SUL MORRONE DELLA MAJELLA PER NON DIMENTICARE DIANA E TAMARA UCCISE NEL 1997 DA UN PASTORE MACEDONE - Percorsi Km 18 - Dislivello accumulato in salita 1700m - Ascesi Monte Morrone 2061m, Cima di Mucchia Pacentro 2001m, Monte Le Mucchia 1986m da Caramanico 1034m, salita per la Rava del Confine, discesa per la Rava dell'inferno.

 

E' un giovane immigrato macedone il " mostro " della Maiella. Per un giorno intero ha cercato di negare: sono perseguitato dalla mafia

Il pastore: si' , le ho violentate e uccise

L' uomo crolla e confessa: Silvia, dal letto d' ospedale, lo aveva riconosciuto in una foto Anche molte testimonianze della gente portavano a lui Trovato nel suo rifugio lo zaino nel quale nascondeva le pistole Ma l' arma del delitto non e' stata ancora recuperata I primi soccorsi alla sopravvissuta prestati da una studentessa

----------------------------------------------------------------- E' un giovane immigrato macedone il "mostro" della Maiella. Per un giorno intero ha cercato di negare: sono perseguitato dalla mafia Il pastore: si', le ho violentate e uccise L'uomo crolla e confessa: Silvia, dal letto d'ospedale, lo aveva riconosciuto in una foto Anche molte testimonianze della gente portavano a lui Trovato nel suo rifugio lo zaino nel quale nascondeva le pistole Ma l'arma del delitto non e' stata ancora recuperata I primi soccorsi alla sopravvissuta prestati da una studentessa DA UNO DEI NOSTRI INVIATI SULMONA - Quella dolce passeggiata che improvvisamente si arresta. Il sentiero nel bosco di faggi che si fa piu' stretto. La pistola puntata, gli spari, la sorella e l'amica che non rispondono piu', la fuga disperata in cerca di soccorso. Quella mattina di agosto Silvia non la dimentichera' mai. Lei si e' salvata, ce la fara'. Tornera' nel suo Veneto. E' stata colpita alla mano sinistra e all'addome, il proiettile le ha sfiorato il fegato, ma guarira'. E' stata risparmiata perche', caduta nel letto di foglie del bosco, sembrava morta e invece era solo svenuta. Ma per la sorella Diana e l'amica Tamara non c'e' stato niente da fare. La prima violentata e uccisa, la seconda freddata mentre cercava di fuggire. L'assassino ha resistito per un'intera giornata, ma alla fine e' crollato e ha confessato tutto. Si chiama Aliyebi Hasani, ha 23 anni e viene da Gostivar, citta' della Macedonia. La stessa eta' delle sue vittime. Ma la sua e' tutta un'altra storia: da cinque anni in Italia faceva il "servo pastore" alle dipendenze di Mario Iacobucci, di Sant'Eufemia a Maiella. Irregolare come tanti altri macedoni che giungono in Abruzzo per lo stesso lavoro. Aveva precedenti penali per furto di cavalli. A permettere l'identificazione e l'arresto dell'assassino e' stata Silvia Olivetti, 22 anni, di Albignasego in provincia di Padova. E' il suo racconto ad avere incastrato il pastore che dopo averla ferita ha ucciso la sorella Diana e l'amica Tamara Gobbo, entrambe di 23 anni. La tragedia comincia con quella che sembrava una normale passeggiata. Le ragazze, giunte al camping "Valle dei lupi" di Sant'Eufemia il 17 agosto per una settimana di vacanza, mercoledi' mattina decidono di partire per il Monte Morrone. Prendono la loro Fiesta rossa e la parcheggiano davanti al rifugio di passo San Leonardo, come tanti altri camminatori. Sono le otto del mattino, il tempo e' incerto, ma la montagna non sembra ostile. Si parte per il sentiero, si entra dentro il bosco di faggi. Tutto sembra andare per il meglio: un'escursione in cima al monte e poi il ritorno prima del pomeriggio quando spesso da queste parti comincia a piovere. Ma attorno alle undici, giunte a Mandra Castrata, vicino a Capo Posto, la camminata si interrompe bruscamente. Le tre giovani incontrano un uomo con due cavalli e una mula. Parla correttamente l'italiano e sembra gentile. Consiglia di stare attente ai cani che passano per quel sentiero. Poi si allontana, ma dopo pochi minuti ritorna armato. Silvia gli offre soldi in cambio della salvezza, ma non fa in tempo a tirarli fuori che viene colpita da un proiettile. Le perfora la mano e raggiunge lo stomaco. Sviene. Ali' pensa che sia morta e si avventa contro le altre due ragazze. Tamara cerca di fuggire, ma viene colpita al cuore. Diana invece viene violentata e poi uccisa. Silvia riesce a fuggire, riesce a scendere fino alla frazione Marane che e' ai piedi della montagna. Sono ormai le 17. Suona a una casa. Gli apre Dante Pisone. Si accorge subito che la ragazza e' ferita e avverte i vicini. Maria Grazia, studentessa di medicina, e' la prima a soccorrerla. E' lei la prima a conoscere la tragedia raccontata da Silvia. Poi arriva l'ambulanza e la ragazza viene ricoverata nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Sulmona. I medici non sciolgono la prognosi, ma si salvera' perche' non ha riportato lesioni in organi vitali. Ed e' Silvia che con il suo racconto mette i carabinieri sulla pista giusta e consente ai volontari del socorso alpino di individuare il luogo dell'aggressione. Una squadra parte subito per la montagna insieme ai forestali e alla polizia. Ma e' buio e piove. Arrivano a pochi metri dai corpi delle due ragazze, ma l'oscurita' non consente di distinguere il luogo dell'agguato. Nel frattempo Ali' fugge dallo "stazzo", la casetta - rifugio di Capo Posto e raggiunge il datore di lavoro a Sant'Eufemia a Maiella. E' visibilmente preoccupato ma non spiega che cosa e' successo. Mario Iacobucci gli consiglia di tornare nello stazzo. E li' lo trova la polizia alle due di notte. Silvia aveva gia' descritto il suo aggressore e il sostituto procuratore di Sulmona Aura Scarsella e il capo della Criminalpol dell'Italia centrale, Maurizio Improta, erano gia' in possesso dell'identikit. Ma per il momento per il macedone non scatta ancora il fermo. Nello stazzo viene trovata una giacca a vento con uno strappo sulla manica e un pantalone di tela blu, lo stesso abbigliamento descritto da Silvia. Ma Ali' smentisce tutto, a un certo punto dice agli investigatori di essere "perseguitato dalla mafia". Si aggiungono pero' nuovi particolari. Nel rifugio del pastore viene trovato anche uno zaino. Lo stesso di cui aveva parlato Silvia in ospedale. Ma anche lo stesso che era stato trovato domenica scorsa da un idraulico di Pacentro, Giovanni Avolio. Abbandonato in un sentiero lo prende durante una passeggiata sul Monte Morrone e si accorge che al suo interno ci sono tre pistole. Ma dopo poche ore il macedone ne rientra in possesso: "Dammelo, quello zaino e' mio". L'idraulico tiene per se' il segreto e inspiegabilmente va a raccontare l'episodio ai carabienieri solo dopo aver saputo dell'agguato. Si reca dalla polizia anche il datore di lavoro, Mario Iacobucci, e racconta la strana visita di Ali' a Sant'Eufemia. Si aggiunge la testimoninanza di un altro pastore che dice di aver visto un giovane fuggire dal bosco mercoledi' mattina. E infine spunta fuori anche l'uomo che racconta di aver dato ad Ali' la mula. I particolari ci sono tutti, manca il confronto con Silvia. E arriva alle 14 di ieri. Alla ragazza vengono fatte vedere le foto di sette persone, ma lei non ha dubbi: con la mano che ha ha ancora l'ago della flebo indica il volto del pastore. A questo punto ci sono tutti gli elementi per giungere all'arresto, manca solo la pistola. Non si trova, Ali' dice di non averla mai avuta. C'e' un nuovo sopralluogo, senza esiti, in elicottero con il macedone sul Monte Morrone. Ma alla fine, a tarda sera, quest'ultimo riscontro non serve piu': Ali' crolla e confessa: "Sono stato io". Dovra' rispondere di omicidio plurimo aggravato, violenza sessuale e detenzione illegale di armi. ----------------------------------------------------------------- L'OMICIDA Ali', servo - pastore. E ladro di cavalli "Lavorava e non beveva neppure Un italiano non accetterebbe mai quel lavoro" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI SULMONA (L'Aquila) - "Un italiano a fare il servo qui con gli animali? Non ci verrebbe neanche morto. Oggi, da noi, un lavoro del genere lo accettano solo i vagabondi e i pazzarelli". E infatti Ali' non e' italiano, ma macedone, e quando era arrivato in Italia non era ne' vagabondo, ne' "pazzarello". Lui in Abruzzo ci era venuto per lavorare. Ali' era partito cinque anni fa da Gostivar, in Macedonia, perche' gli avevano detto che c'era da guadagnare: un milione al mese e' un bel gruzzolo, visto dall'altra parte dell'Adriatico. Diciotto anni, occhi neri e fisico asciutto, Ali' prende la valigia, parte e approda sulle montagne abruzzesi. E scopre subito che il lavoro e' duro: sveglia alle 5 del mattino, prima di andare a mungere il gregge. Conosce il suo padrone, Mario Iacobucci, e suo figlio Dario. Conosce anche le 400 pecore da custodire. In estate i due italiani gli portano da mangiare a Capo Posto, sulla montagna. Perche' lui deve pensare soltanto a lavorare. E lui lavora. E' la vita di tutti i servi - pastori: si mangia alle 9 del mattino dopo la mungitura, e poi la sera alle sette. Di giorno si pascola su e giu' per le vallate. La notte si dorme, si fa per dire. Perche' bisogna sempre stare attenti ai cani e agli altri animali che disturbano il gregge. E sono gli animali a mettere Ali' nei guai per la prima volta. I cavalli. Li ruba e viene arrestato il 7 marzo del '96. Poi viene rilasciato, ma resta sotto procedimento penale. Per questo non viene espulso. E lui, del resto, non scappa. Continua a fare la vita di prima. Sempre li', nello stazzo sul Monte Morrone. Ogni tanto Ali' scendeva al bar del rifugio, l'albergo Celidonio di passo San Leonardo. Il proprietario, Guido Maiorano, ancora non riesce a capacitarsi: "Sembrava un bravo ragazzo. Era sempre gentile e, da buon musulmano, non prendeva mai bevande alcoliche. Preferiva l'aranciata. Gli piaceva giocare coi gatti. Chissa' cosa gli e' passato per la testa, nel bosco di Monte Morrone". Solo una volta Maiorano aveva dovuto arrabbiarsi, perche' Ali' aveva sconfinato con le pecore nel prato davanti al rifugio: "Gli ho detto di allontanarsi e lui ha subito obbedito". E a Francesco Ciccone, 34 anni, pastore di Pacentro con 200 tra capre e pecore, non aveva mai dato fastidio. Anche lui non capisce: "Stiamo male, e' vero, qui la vita e' proprio dura. Ma arrivare fino a quel punto... Se voleva donne poteva andare a Pescara, qualcuno l'avrebbe accompagnato". Ma Ali' e' rimasto a guardare il gregge. Fino a quella maledetta mattina di mercoledi' nel bosco di Monte Morrone. ----------------------------------------------------------------- Il criminologo Bruno: "Storia d'altri tempi" Le Reazioni ROMA - "Sembra un omicidio di altri tempi, oppure una storia uscita da un macabro fumetto". Cosi' Francesco Bruno, docente di criminologia all'Universita' di Roma, commenta l'uccisione delle ragazze. "Si stenta a credere che un fatto simile possa essere avvenuto oggi e in Italia. E' chiaro che l'assassino voleva fare piazza pulita di tutte". Colpisce - prosegue Bruno - la barbarie spaventosa della vicenda: non c'e', infatti, solo lo stupro ma l'eliminazione fisica dell'altro. L'assassino si e' comportato con le ragazze come fossero capretti". Ora Bruno teme che tra la gente possa montare l'allarme immigrati. "I fatti di questa estate - dice - fanno pensare a un'escalation della violenza e cio' puo' portare la paura della gente a incanalarsi verso posizioni irrazionali". ----------------------------------------------------------------- Lo scrittore Ledda: "Delitto sconvolgente" CAGLIARI - Gavino Ledda, lo scrittore - antropologo autore del celebre Padre Padrone, premio Viareggio e film di successo, si e' detto "sconvolto" dalla notizia del duplice omicidio. "Nei giorni scorsi - spiega - ci sono stati qui in Sardegna altri delitti efferati, ma quello avvenuto in Abruzzo e' il piu' sconvolgente proprio perche' il protagonista sarebbe questo pastore macedone". ----------------------------------------------------------------- Lo psichiatra Crepet: "Attenti al razzismo" Lo psichiatra Paolo Crepet lancia un appello affinche' vengano evitati facili sociologismi su base etnico - religiosa, giudicando l'orribile crimine della Maiella di cui si sarebbbe macchiato il giovane pastore macedone. "Non siamo di fronte a nulla che abbia a che fare con i comportamenti asociali di massa degli ultimi anni - spiega lo psichiatra -, ma ci troviamo di fronte a un comportamento individuale di un soggetto chiaramente psicopatico, malato di mente, con turbe legate alla sfera sessuale". "Sicuramente non si tratta di un raptus - continua Crepet - non esistono in questo genere di delitti. Il giovane aveva dei precedenti e quindi aveva gia' un'inclinazione, una predisposizione a questo tipo di violenza".

Zuccolini Roberto

Pagina 2
(22 agosto 1997) - Corriere della Sera

 

Ultima modifica il Domenica, 15 Maggio 2016 14:25